Debora Focarino, l’intervista

Con l’intervista di oggi desideriamo presentarvi una cara amica, Debora Focarino, in una doppia veste. La prima svela la sua passione per l’arte, in particolare per la pittura che è riuscita a trasformare in una professione – affascinante e magica allo stesso tempo – la restauratrice di dipinti. Ce ne parla con molto trasporto e la vedremo anche all’opera attraverso alcune immagini che la ritraggono al lavoro. La seconda è quella di blogger, un’abile penna di cui ArchiMinimal Blog potrà avvalersi per arricchire la propria proposta editoriale. Mettetevi comodi, ne leggeremo delle belle!

AMB: Innanzitutto grazie per questa splendida chiacchierata e per le future collaborazioni. Abbiamo pensato che l’intervista fosse il modo migliore per presentarti ai nostri lettori. Prima di approfondire la tua passione per l’arte che è anche il tuo lavoro, parlaci un po’ di te. Che persona sei?

DF: Grazie a voi per questa splendida opportunità. Non è mai facile parlare di se stessi, comincerei con il nome. Debora Focarino, prima il nome e poi il cognome perché è ciò che mi rappresenta di più. Non tutti sanno che l’origine del mio nome è ebraica e Debora fu una famosa figura biblica, che combatté valorosamente alla testa di diecimila soldati. Direi che come introduzione a chi sono è decisamente calzante; ma la mia peculiarità da “guerriera” convive con quella romantica e poetica dell’artista che deve assolutamente essere presente per una che di lavoro restaura opere policrome ed è un Perito d’arte specializzato in pittura. Nata e cresciuta a Milano 37 anni fa, con la permanente e costante voglia di fare della mia passione più grande, l’arte, il mio lavoro.

AMB: Non è mai semplice descrivere se stessi, hai ragione! Possiamo provare con un breve giochino: prova a identificare degli aggettivi che meglio esprimono la tua natura.

DF: Me ne vengono in mente tre al volo: determinata, sensibile e perfezionista maniaca del controllo. Determinata perché ho scelto sempre le strade più tortuose e complicate nella vita – in realtà a volte sono state loro a scegliere me!! Certo, se non fossi stata determinata e decisa non avrei raggiunto i miei obbiettivi. Sensibile, sì lo ammetto, anche se, all’interno di questa parola dalla duplice connotazione per me – positiva e negativa – se ne stagliano molte altre come ad esempio empatica, sognatrice, speranzosa e buona… credo nel senso più arcaico del termine. Perfezionista perchè controllo fisicamente tutto, necessito di certezze tangibili, mi documento e mi informo per non avere mai domande irrisolte , insomma una pignola un po’ rompipalle!

AMB: Passiamo all’esercizio più facile, ovvero come pensi ti possano descrivere invece le persone che ti conoscono?

DF: Penso di poter dedurre dalle mie esperienze dirette: leale, paziente e sincera. Sincera perché non so fingere, ho una mimica facciale talmente esplicativa che in alcuni casi mentire è ridicolo, in più faccio una fatica enorme a modulare i miei atteggiamenti. Leale e paziente corrispondono esattamente a quello a cui nell’immaginario collettivo fanno riferimento questi due aggettivi, non occorre spiegarli.

 

AMB: Queste caratteristiche ti hanno certamente aiutato nella tua professione. Sei un’appassionata di Arte e restauri dipinti, affascinante e magico al contempo. Da dove arriva questa passione e come hai fatto a trasformarla in un vero e proprio lavoro?

DF: Ho sempre amato disegnare e dipingere, ma l’amore per la storia dell’arte è nato a 16 anni, grazie ad una straordinaria professoressa di storia dell’arte, lei mi ha insegnato che i libri arrivano fino ad un certo punto, per capire l’arte occorre che qualcosa dentro di te faccia “click” e da quel momento in poi vedi, capisci, provi. Amavo tutto questo ma non volevo smettere di usare le mani, cosa che avrei dovuto fare diventando storica dell’arte o critica d’arte, per cui chiesi a lei consiglio su cosa avrebbe potuto unire le due cose e lei mi disse: “Prova col restauro”.

AMB: Hai deciso di intraprendere quella strada sin da subito. Di che cosa ti occupi precisamente? Cosa provi quando metti mano ad un’opera?

DF: Mi occupo di restaurare superfici policrome, ossia tutto ciò che è dipinto: tela, tavola, carta, una scultura lignea, un mobile, anche se la mia specializzazione sono i supporti tela e tavola. Sono anche un Perito d’arte, di conseguenza le mie mansioni spaziano dalle ricerche storico-artistiche, alle attribuzioni, le autentiche, valutazioni e stime, perizie assicurative o su danni subiti, catalogazioni, schedature e molto altro ancora. Ma toccare un quadro, lavorarci su, è sempre una grande emozione. Il primo approccio è caratterizzato da paura e timore: al primo anno di accademia mi dissero ”Nel momento in cui smetti di avere paura davanti ad un quadro, quello è il momento in cui devi cambiare lavoro, perché quello è il momento in cui sbaglierai”. Ed è vero. Ogni quadro è diverso, reagisce in modo diverso. Le opere d’arte sono come le persone, se qualcuno sta male, il medico deve fare la diagnosi specifica, in più non è detto che la cura per la malattia stessa, funzioni su due organismi completamente diversi. Per i dipinti è uguale, ognuno è una storia a sé.

AMB: Quale è stato il lavoro che ti ha maggiormente appassionato e perché?

DF: Ce ne sono stati tanti; in certi casi posare il mio pennello dove si trovava quello di Magnasco, De Chirico, Lega, Inganni, Guido Reni, Mantegna e molti altri, è quasi trascendente. Mi mette in connessione con un tempo, uno spazio ed uno spirito che esula dal mio. In altri frangenti, su opere davvero enormi, il lavoro è così lungo e impegnativo che tra me e l’opera si crea un vero e proprio rapporto; mi prendo cura di lei finchè non arriva il momento di lasciarla andare, lei è finita ma io mi porto via qualcosa di lei. Spesso dico che i dipinti diventano quasi come miei bambini.

AMB: Hai nel breve periodo dei progetti di cui ti stai occupando o che vorresti mettere a punto?

DF: Ne ho moltissimi! Credo che non smetterò mai di fare progetti, pianificare, proporre cose nuove, studiare e migliorare. C’è ancora così tanto da fare e da sapere!

AMB: Per concludere, si percepisce nel tuo lavoro e nelle tue parole molta passione per ciò che fai, cosa ti sentiresti di suggerire a coloro che inesperti vogliano approcciare l’arte e questo nobile mestiere? Cosa ti ha insegnato la tua esperienza?

DF: Motivazione è la parola chiave. Se non sei veramente motivato e non ami con tutto il cuore ciò che fai, la vita e le difficoltà ti porteranno a mollare! È difficile, difficilissimo fare questo lavoro, ancora di più se sei donna e sei giovane – contrariamente a ciò che si pensa il modo dell’arte è molto maschile. Io ancora oggi combatto, ci credo e mi sforzo ogni giorno per andare avanti e non arrendermi, perché davvero non saprei come altro condurre la mia vita se non in questo modo!

 

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