Le Corbusier e il Movimento Moderno in architettura

 

 di Simona Constantin

Come accennavo nell’articolo sul Brutalismo – L’architettura brutalista – il nome deriva dal “ béton brut “ di Le Corbusier, che caratterizza l’”Unité d’Habitation” (1950) di Marsiglia.

Tra le figure più influenti della Storia dell’architettura contemporanea, viene ricordato – assieme a Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto – come maestro del Movimento Moderno. Pioniere nell’uso del calcestruzzo armato per l’architettura, è stato anche uno dei padri dell’urbanistica contemporanea. Membro fondatore dei Congrès Internationaux d’Architecture moderne, fuse l’architettura con i bisogni sociali dell’uomo medio, rivelandosi geniale pensatore della realtà del suo tempo.

E’ tra il 1944 e il 1945 che Le Corbusier elabora la teoria dei tre insediamenti umani : una città agricola, una città industriale ad andamento lineare ed una città degli scambi con forma radiocentrica, in un ennesimo tentativo di stabilire i canoni di una città ideale, resa ancora più necessaria dallo stato della gran parte delle città europee, distrutte parzialmente o totalmente a seguito dei bombardamenti.

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Le Corbusier, Unità di abitazione Marsiglia, 1946-1952

l’Unità di abitazione a Marsiglia fu pensata come una tessera della città ideale; Più che semplice abitazione, si tratta di un vero e proprio edificio-città : su diciotto piani di altezza costruisce 337 appartamenti di 23 tipi, destinati ai diversi tipi di famiglia: dallo scapolo alla coppia senza figli sino a nuclei che hanno da 3 a 8 bambini. All’interno dell’edificio, pensato come un’unità parzialmente autosufficiente, sono previsti alcuni servizi residenziali: piccoli negozi di generi alimentari e di prima necessità e l’albergo che si trovano ai livelli 7 e 8 oltre che le attrezzature sportive, tra le quali una piccola piscina e una pista di trecento metri, ubicate nel tetto-giardino, dove viene restituito il verde tolto dal cemento. L’idea era di ottenere una città compatta ma, allo stesso tempo, circondata dal verde, attraverso l’accostamento di numerosi di questi moduli. Il nemico dichiarato è lo sprawl urbano delle ville e villette che distruggono il territorio parcellizzandolo in una miriade di piccoli lotti.

Realizzata in beton brut, cioè in cemento armato a faccia vista, l’Unità di Marsiglia è anche un manifesto teorico della nuova architettura, un aggiornamento dei 5 punti dell’architettura moderna che Le Corbusier aveva enunciato nel suo testo teorico “Vers une architecture”: i Pilastri, il Tetto a terrazza, la Pianta libera, la Facciata libera, la “finestra a nastro”. Questi canoni esposti da Le Corbusier verranno applicati in una delle sue più celebri realizzazioni, la Villa Savoye a Poissy, nei dintorni di Parigi.

Il principale contributo di Le Corbusier all’architettura moderna consiste nell’aver concepito la costruzione di abitazioni ed edifici come fatti per l’uomo e costruiti a misura d’uomo.

La produzione standardizzata, basata su un modulo replicabile all’infinito, è un concetto che domina tutta la produzione di Le Corbusier.

Nella sua famosa opera Le Modulor, espone la sua teorizzazione : Il Modulor è una scala di grandezze, basata sulla Sezione aurea, riguardo alle proporzioni del corpo umano: queste misure devono essere usate da tutti gli architetti per costruire non solo spazi ma anche ripiani, appoggi, accessi che siano perfettamente in accordo con le misure standard del corpo umano. Albert Einstein elogiò l’intuizione di Le Corbusier affermando, a proposito dei rapporti matematici da lui teorizzati: «È una scala di proporzioni che rende difficile l’errore, facile il suo contrario»

Il grande maestro vuole non solo realizzare la casa secondo i canoni del Le Modulor, ma anche un nuovo ambiente costruito che sia nella sua interezza a misura d’uomo. Nei suoi avveniristici progetti urbanistici (Città per Tre Milioni d’Abitanti) presenta i punti principali della sua città-modello e nel 1935 queste sue idee vengono meglio sviluppate nel capolavoro teorico del progetto della Ville Radieuse.

Il grande sogno di poter realizzare la città ideale delle utopie rinascimentali e illuministe si concretizza nel 1951. Il primo ministro indiano, Nehru, chiamò Le Corbusier e suo cugino Pierre per destinare al “più grande architetto del mondo” l’edificazione della capitale del Punjab. Iniziano i lavori per Chandigarh (la “città d’argento”), la cui progettazione è concentrata dalla concretizzazione dell’utopia pionieristica dell’architetto. La città di Chandigarh fonde tutti gli studi architettonici compiuti da Le Corbusier nei suoi viaggi giovanili per l’Europa e le sue innovazioni del cemento e della città a misura d’uomo. Simbolico il monumento centrale della città, una grande mano tesa verso il cielo, la mano dell’uomo del Modulor, «una mano aperta per ricevere e donare».

Le Corbusier amava profondamente l’Italia.

Lo testimoniano le foto, gli schizzi, i viaggi frequenti, i progetti per il Centro Calcolo Olivetti a Rho, l’Ospedale di Venezia e l’aspirazione di realizzare la sua città ideale nella neonata Pontinia (cosa che vedrà invece la luce nel 1951, in India, a Chandigarth).

Nella sua lunghissima carriera, durata – dai primissimi passi della “Villa Fallet” – quasi 60 anni, Le Corbusier realizzò 75 edifici in 12 nazioni, una cinquantina di progetti urbanistici, tra cui il piano di fondazione di una nuova città, Chandigarh la capitale del Punjab in India, centinaia di progetti non realizzati, tra cui due importanti in Italia. Scrisse inoltre molti articoli su riviste d’architettura e giornali in francese ed in altre lingue, relazioni a convegni. Rimangono, infine, un cospicuo numero di appunti, testi di conferenze e scritti in buona parte pubblicati post mortem, e un’ampia collezione di carnets di schizzi. Egli stesso, assieme al cugino Pierre Jeanneret, aveva curato la pubblicazione della sua opera completa (Oeuvre complete) in otto volumi.


As already mention in my review on Brutalism – Brutalism in architecture – the name comes from “béton brut” – raw concrete – introduced by Le Corbusier in his work “Unite d’ Habitation ” (1950 ) in Marseilles.

It is not easy to talk about the work of Master Architect and Artist like Le Corbusier, for the huge amount of his works in many artistic fields as he has been architect, painter, sculptor, writer, and poet. His artistic greatness in the twentieth century can be probably compared only to the one of Picasso.

Charles-Édouard Jeanneret-Gris, who was better known as Le Corbusier (1887 – 1965), was a Swiss-French architect, designer, painter, urban planner, writer, and one of the pioneers of what is now called modern architecture – together with  Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright and Alvar Aalto. Dedicated to provide better living conditions for the residents of crowded cities, Le Corbusier was influential in urban planning, and was a founding member of the Congrès international d’architecture moderne (CIAM).

In his architecture, he chiefly built with steel and reinforced concrete and worked with elemental geometric forms. Travelling played a pivotal role in Le Corbusier’s education. He made three major architectural discoveries. In various settings, he witnessed and absorbed the importance of (1) the contrast between large collective spaces and individual compartmentalized spaces, an observation that formed the basis for his vision of residential buildings and later became vastly influential; (2) classical proportion via Renaissance architecture; and (3) geometric forms and the use of landscape as an architectural tool. Although Le Corbusier had exhibited his ideas for the ideal city, the Ville contemporaine in the 1920s, during contact with international planners he began work on the Ville Radieuse.

The principles of the Ville Radieuse were incorporated into his later publications. His utopian ideal formed the basis of a number of urban plans during the 1930s and 1940s culminating in the design and construction of the first Unité d’habitation in Marseilles in 1952.

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Le Corbusier – overview of his huge work as Architect and Designer

It was Le Corbusier’s Villa Savoye that most succinctly summed up the five points of architecture that he had elucidated in L’Esprit Nouveau and the book Vers une architecture, which he had been developing throughout the 1920s. (1) lifting the bulk of the structure off the ground, supporting it by pilotis, reinforced concrete stilts; (2) providing a free façade, (3) an open floor plan without supporting walls, (4) long strips of ribbon windows and (5) the roof garden. In his famous Modulor system for the scale of architectural proportion, Le Corbusier explicitly used the golden ratio.

Architects should have used the proportions of the human body to improve the appearance and function of architecture. In the 1930s, Le Corbusier reformulated his theories on urbanism, publishing them in La Ville Radieuse (The Radiant City) in 1935. The most apparent distinction between the Contemporary City and the Radiant City is that the latter abandoned the class-based system of the former, with housing now assigned according to family size, not economic position. In the 1950s, a unique opportunity to translate the Radiant City on a grand scale presented itself in the construction of the Union Territory Chandigarh, the new capital for the Indian states of Punjab and Haryana and India’s first planned city.

Le Corbusier designed many administration buildings, including a courthouse, parliament building, and a university. He also designed the general layout of the city, dividing it into sectors. In his long career – almost 60 years of activity, Le Corbusier carried out 75 buildings in 12 different countries and around 50 urbanistic projects, along with several publications, paintings and sculptures.

Fondation Le Corbusier – Works

Le Corbusier e la pregnanza della materia – renatosantro2015

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