Pillole di ArchiMinimal – Dettaglio o visione d’insieme?

di Alessandra Bettoni

Pillole di ArchiMinimal è la nuova rubrica del nostro Blog che ha lo scopo principale di animare le attività del nostro Laboratorio. Brevi articoli, appunti e note di interesse sui tanti aspetti legati al mondo della fotografia che hanno lo scopo di stimolare un confronto fra esperienze al fine di favorire la crescita reciproca. Siete quindi tutti invitati a seguire ed a partecipare a questo nostro nuovo interessante esperimento. Buona lettura!

Quando ho acquistato la mia prima reflex, ho pensato subito a tutte le foto di paesaggio che finalmente avrei potuto scattare. Ricordo ancora le prime uscite fotografiche, mi aggiravo per le strade di ogni dove, scattando selvaggiamente realizzando inquadrature che potessero “contenere” quante più informazioni possibili, convinta che cosi’ l’immagine avrebbe trasferito a chi l’avrebbe osservata, qualcosa del luogo in cui mi trovavo e forse anche qualcosa di me.

Ho abbandonato quasi subito però la “classica” fotografia paesaggistica, perchè ho capito che ero più attratta da un futuristico agglomerato urbano che da un tramonto sul lago, ciò nonostante lo sguardo restava orientato ad “includere” il più possibile, prevalente infatti era la tentazione di inquadrare tutto di una scena urbana. Penso che questa esigenza nascesse dalla convinzione che solo riportando il più possibile di quanto vedevo in un preciso momento potesse trasferire all’osservatore la sensazione che stavo vivendo, l’atmosfera emozionale in cui ero immersa.

Non so se è capitato anche a voi, ma quelle immagini, riviste al computer in un secondo momento, non mi comunicavano nulla di ciò che avevo invece percepito scattandole. Io stessa, autrice degli scatti, non ritrovavo in esse nulla di quanto avrei voluto trasferire.

Oggi invece, a distanza di tempo e dopo molteplici evoluzioni, sono persuasa che una fotografia che pretende di contenere tutto o molto, finisca per non significare niente. Il “significato” di una fotografia non ha nulla a che vedere con l’emozione che può suscitare, ha invece attinenza a mio avviso con la soggettiva interpretazione della realtà e rappresenta quindi un fatto artistico, quello che distinguerà una mia fotografia da quella di chiunque altro, anche se realizzate  nello stesso momento e nello stesso luogo.

E’ una visione che tende a premiare il dettaglio, più creativa quella che maggiormente mi attrae oggi. Se penso ad un paesaggio urbano, rispetto alle due immagini postate sotto, sono più affascinata dalla seconda, che coglie nel dettaglio del colore (rosso) e dell’oggetto (tetti) la peculiarità della città di Praga. Senza entrare nel merito della bontà dell’immagine, è l’idea che sta alla base della seconda che più mi piacerebbe saper “vedere”.

Voi quale preferite? Vi trovate in accordo con la mia disamina dettata dalla mia personale esperienza? Se no, perchè?

praga-top-downprga-1967-f-fontana

 

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