La Street Art di Keith Haring

di Debora Focarino

Il 21 di Febbraio a Palazzo Reale a Milano apre la più grande retrospettiva dedicata allo street artist militante per eccellenza Keith Haring. Con 110 opere esposte, alcune inedite e per la prima volta in Italia, la mostra promette di essere l’evento della stagione. Ne parliamo oggi nel blog, nell’anniversario della sua scomparsa avvenuta il 16 febbraio del 1990. Buona lettura!

L’esposizione “Keith Haring, About Art” affronta tutta la sua produzione nelle diverse fasi, accostando la sua cifra stilistica personalissima di matrice urbana, con la storia dell’arte e le sue svariate fonti di ispirazione che si muovono tra l’archeologia classica, le arti precolombiane, i nativi americani e Jean Dubuffet, Stuart Davis, Jackson Pollock, Paul Klee, Alfonso Ossorio e Mark Tobey dei quali divora le opere monografiche.

andy-wharol-keith-haring-new-york-1986Haring nasce nel 1958 in Pennsylvania, inizia ad amare il disegno da giovanissimo e si cimenta in realizzazioni con un’unica linea e un contorno fumettistico, infatti le sue iniziali influenze vengono da Walt Disney e Dr. Seuss celebri fumettisti. Fondamentale per lui fu l’arrivo nella Grande Mela, la visione delle opere di Warhol e gli autori della Beat Generation, nonché la frequentazione della School of Visual Art; conosce e diventa grande amico di Kenny Scharf e Jean-Michel Basquiat – di cui vi ho già parlato qui – e proprio come quest’ultimo ha un esordio come street artist tra gli anni ’70 e ’80, cimentandosi nel personalizzare pareti, scuole, negozi …

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Keith Haring all’opera

Così inizia ad affermarsi sulla scena artistica e conseguentemente abbandona gli studi accademici rinnegandoli, preferendo il tessuto metropolitano come luogo di crescita e fermento artistico, trovando un suo personale linguaggio e quella che sarà la sua forte identità artistica del tutto originale.

Inizia ad esporre, ma la notorietà vera arriva con la galleria di Tony Shafrazi , siamo nel 1982 e la sua carriera è definitivamente decollata, ormai è un artista di fama e successo anche fuori dagli Stati Uniti. Inizia a trasformare lui stesso le sue opere d’arte in beni di consumo, aprendo nell’86 a Soho il Pop Shop: ovvero un punto vendita in cui le sue opere animano gadget e magliette, così da mettere idee ad estro a disposizione di tutti.

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Oltre all’apice del successo, il periodo degli anni ’80 segna un’altra tragica svolta nella vita dell’artista; omosessuale dichiarato, si ammala di AIDS e, dimostrandosi sensibilissimo a questa tematica, inizia a produrre opere animate da un impulso deterrente, ai fini di diffondere un messaggio per salvare vite. Emblematica, da questo punto di vista, è l’opera del 1985 dal titolo AIDS.

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Keith Haring, AIDS 1985

Il suo ultimo contributo è l’opera Tuttomondo, realizzata nel 1989 sulla parete del convento di Sant’Antonio a Pisa, il suo ultimo inno alla vita, definito da egli stesso come uno dei “progetti più importanti che abbia mai fatto”. La sua salute da qui in poi peggiora ma riesce a fare un ultimo regalo al mondo: fonda la Keith Haring Foundation che ancora oggi aiuta e fornisce supporto contro la lotta all’AIDS.

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Keith Haring, Tuttomondo Pisa 1989 

Il 16 febbraio 1990 a New York si spegne a causa di complicazioni legate all’AIDS: aveva solo trentun anni.

A 27 anni dalla sua morte il suo linguaggio visuale resta universalmente riconosciuto, la sua Pop Art immediata e festosa caratterizzata da personaggi stilizzati e bidimensionali come bambini, cani, angeli, computer, televisioni, ecc.. hanno assunto valore iconico. Il mezzo espressivo apparentemente infantile, comunica immediatamente alle coscienze messaggi chiari, intelligibili, spesso legati a tematiche sociali profonde e scottanti come il capitalismo, il razzismo, l’ingiustizia sociale, il nucleare, le droghe e non ultimo l’AIDS. Non mancano però temi legati alla gioia, all’amore, alla felicità e al sesso, il tutto legato alla piacevolezza estetica di tonalità brillanti, vivaci e accattivanti. Secondo Haring il modello da perseguire era quello dell’arte per tutti, desiderando di mettere a disposizione di tutti il suo operato e il significato che ne trascende.

Il lascito di questo straordinario artista prematuramente scomparso è sotto i nostri occhi, non ci resta che vederlo. Aspetto con ansia la sua retrospettiva per potervela raccontare. Stay tuned….

Keith Haring – Opere

Lo storico negozio di Fiorucci in San Babila a Milano era frequentato dai giovani amanti della moda fin dagli anni Settanta. Nel 1983 Elio Fiorucci convinse l’artista Keith Haring a dipingere le pareti del negozio.

Keith Haring parla di Andy Wharol: “La vita e il lavoro di Andy hanno reso possibile il mio lavoro. Andy aveva stabilito il precedente che rende possibile l’esistenza della mia arte.” Alcune immagini dalla serie Andy Mouse

Keith Haring: Omini, Radiant Babies e Barking Dogs

Note biografiche sull’autrice

Debora Focarino nasce a Milano nel settembre del 1979,  dove tutt’ora vive. La passione per l’arte e la pittura l’accompagna da tutta la vita ed è una costante così radicata che ne ha fatto un mestiere. Diplomatasi all’Accademia Italiana del Restauro e conseguito il titolo post biennio specialistico in restauro tele,tavole e ceramica;  inizia il suo percorso lavorativo frequentando i più importanti Atelier milanesi. Arriva il momento in cui decide di aprire il proprio laboratorio e contestualmente inizia il percorso di studi per diventare Perito d’arte, raggiungendo con successo lo scopo effettuando l’esame nel 2009 ed entrando a pieno titolo nelle liste degli esperti del Collegio Lombardo Periti Esperti Consulenti, collaborando anche col Tribunale di Milano.  La sua formazione ibrida a metà tra il tecnico restauratore e il perito storico dell’arte, la rende una professionista completa e competente; nonostante ciò non smette mai di aggiornarsi, studiare e affrontare nuove sfide perché c’è sempre qualcosa in più da fare, capire, conoscere per continuare a godere della meraviglia delle cose.

deborafocarino@yahoo.it

https://www.facebook.com/deborafocarino/

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