Fotografare l’architettura – Lezione cinque

Buongiorno a tutti, ci teniamo a ringraziarvi ancora una volta per la vostra presenza e la calorosa partecipazione a questo percorso a cui teniamo davvero molto. L’intento di questo corso come sapete è quello di avvicinare quante più persone possibili a questo particolare ed intrigante genere fotografico, quello rappresentato dalla fotografia d’architettura. Ma lasciamo ora la parola al Prof. Luigi Alloni che con questa quinta lezione, ci spiega come realizzare una buona composizione fotografica, nel caso specifico in cui fosse nostro intendimento realizzare un’immagine con ambientazione notturna.  Ancora una volta ringraziamo il Professore per l’estrema disponibilità dimostrata e il coraggio non comune di sapersi mettere in gioco misurandosi con un’impresa così complessa. Buon lavoro a tutti!!!

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Chiunque di noi prima o poi, durante qualche viaggio piuttosto che in una passeggiata nelle nostre meravigliose città è rimasto senz’altro affascinato dalle bellezze architettoniche ammirate in ambientazione notturna. Quel particolare fascino che assumono, incastonate nel nero della notte corredato di luci artificiali è una sensazione che alla luce del giorno è difficile riscontrare. In questa lezione quindi, l’egregio e sempre puntuale Professore Alloni ci spiegherà come realizzare una buona composizione che rechi in sè una buona messa a fuoco, che escluda il più possibile il rumore fotografico e abbia una buona definizione dei dettagli.

Lezione Cinque

Quando ci si trova nella condizione di voler realizzare una fotografia in ambientazione notturna, la prima cosa che viene da pensare per superare l’ostacolo del buio è quella di utilizzare il flash. Per quanto potente quest’ultimo possa essere però, non potrà mai illuminare l’elemento architettonico cosi come noi vorremmo. Tra l’altro, si deve presupporre  la conoscenza approfondita del suo utilizzo, cosa non affatto scontata e se invece si decide di usare quello incorporato alla nostra fotocamera l’effetto sarà quello di una cattedrale nel deserto, un solo elemento illuminato nel buio più totale.

Bisognerà quindi avere delle accortezze nella fase di realizzazione e munirsi di mezzi tecnici che sono indispensabili alla buona riuscita dello scatto. In questa quinta lezione approfondiremo proprio tutti questi aspetti, che ci consentiranno di ottenere un risultato accettabile. La fotografia, il termine stesso ce lo dice, non è altro che “scrivere” con la luce, utilizzando quindi tutta quella disponibile per creare la nostra “opera d’arte”. Anche di notte, quando nessuno lo penserebbe, c’è la luce sufficiente a realizzare una buona fotografia. Baste dosare i tempi e l’apertura del diaframma nel modo migliore possibile, dopo aver scelto gli ISO giusti da utilizzare. Fotografare utilizzando esclusivamente la luce disponibile, anche al buio, spesso può regalare davvero tante soddisfazioni.

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Vediamo adesso, prima di cominciare ad entrare nel vivo della lezione di elencare quelli che sono gli strumenti e le attrezzature che bisognerebbe avere al seguito necessariamente:

1) Una reflex digitale (o una mirrorless);

2) Obiettivi luminosi;

3) Stabilizzatore;

4) Un treppiede;

5) Un telecomando remoto;

Andiamo ad analizzarli adesso nel dettaglio.

  • Perché abbiamo bisogno di una reflex o al più di una mirrorless? Non basta la nostra bridge, la nostra compattina o la meravigliosa fotocamera del nostro cellulare? No. Le mirrorless e le reflex con i loro sensori aps-c dei modelli DX infatti, rappresentano gli strumenti tecnici migliori per affrontare questa sfida. Infatti garantiscono una riduzione del rumore maggiore e più affidabile rispetto ai più piccoli sensori delle bridge e delle compattine perchè hanno una maggiore tenuta rispetto alla gestione degli alti ISO indispensabili alla fotografia notturna. Se poi si vuole fare un salto di qualità, per avere maggiori garanzie conto il rumore digitale ed una notevole “tenuta” ad alti ISO non si può prescindere dai modelli cosi detti Full Frame, rappresentati dalle macchine reflex FX, a formato pieno. Infatti, l’area immagine sul sensore nei formati FX e DX è diversa in termini di dimensioni fisiche. Il formato FX ha un’area immagine basata sul cerchio di immagine da 35 mm (36 x 24), l’area immagine del formato DX è di circa 24 x 16 mm. Non è tuttavia esclusa, anche usando questi avanzati sistemi, la presenza di rumore fotografico, ma questo lo si può eliminare o attenuare poi con l’uso di alcuni strumenti software piuttosto che decidere di  lasciarlo a mò di grana, magari dopo un bel viraggio BW realizzando così una bella immagine vintage. Un altro vantaggio di queste fotocamere è rappresentato dal  poter effettuare scatti anche fino a 30 secondi di apertura dell’otturatore e di poter utilizzare la famigerata posa B, ossia la possibilità di decidere manualmente quanto tenerlo aperto. Questa ad esempio è la tecnica utilizzata per realizzare le fotografie star trail, molto di moda oggi.
  • Perché invece dobbiamo utilizzare necessariamente un treppiede? Semplice, perché lavorando con tempi molto lunghi, non riusciremo a garantire la stabilità dello strumento a causa del fisiologico tremolio delle nostre mani. Ognuno di noi ha infatti una soglia sotto la quale non garantisce più la tenuta della macchina creando quel micromosso non recuperabile in fase di post produzione.
  • Perché invece bisogna utilizzare obiettivi luminosi? Semplice, perché come sappiamo, annoverando nelle loro caratteristiche tecniche delle aperture importanti, da f1.4 a f2.8, ci permettono di sfruttare meglio la scarsa presenza di luce. E’ vero che si possono sempre alzare gli ISO per ovviare a questa problematica, ma bisogna però tenere in considerazione che usarne valori molto alti in certe macchine, le cosi dette entry level specialmente, quelle che comunemente usiamo, si ottiene un eccessivo rumore fotografico già oltre gli 800 ISO. Altra considerazione da tenere presente è rappresentata dal fatto che con un obiettivo meno luminoso anche l’autofocus fa i capricci, non consentendo una messa a fuoco corretta.
  • Vediamo adesso invece di spiegare il funzionamento dello stabilizzatore di cui certi obiettivi e sensori sono dotati. E’ uno strumento indispensabile quando si effettua uno scatto a mano libera, perché cerca di compensare, avvalendosi di strumenti software, quel tremolio della mani di cui parlavo prima, che altrimenti creerebbe il cosiddetto effetto micro mosso. Obiettivi o sensori stabilizzati consentono di guadagnare da due a quattro stop per quanto riguarda il cosiddetto “tempo di sicurezza”, cioè il tempo di scatto che ci tiene al riparo dal pericolo di mosso.  Se invece lavoriamo sul cavalletto, è necessario disinserirlo per avere una immagine più efficace, in questa circostanza infatti diventa controproducente il suo uso in quanto il VR, questa la sua sigla, va in cerca delle vibrazioni e se non le trova paradossalmente tende a crearle.
  • Meglio avvalersi di un telecomando remoto quando usiamo la fotocamera su treppiede per avventurarci in lunghe esposizioni. C’è infatti da tenere in considerazione che la pressione del nostro dito sul congegno di scatto è anch’essa una vibrazione inferta allo strumento che crea micro mosso, specie se lavoriamo a distanze focali lunghe, con un tele obiettivo. Per ovviare a questo problema dobbiamo necessariamente avvalerci di un telecomando remoto, che permetta di esercitare la pressione non sul congegno di scatto della macchina ma su quello di un telecomando ad essa collegato o in wi-fi o da un filo, oppure in alternativa bisogna usare la sempre presente modalità autoscatto.

Immagini notturne scattate da Luigi Alloni

Ma dopo aver analizzato il materiale tecnico di cui abbiamo bisogno, veniamo finalmente ad occuparci della tecnica realizzativa.

  • ISO – La prima cosa da fare è quella di stabilire quali siano i giusti ISO da utilizzare anche in virtù di quella che è la capacità di gestirli della nostra macchina. Se siete impegnati in questa sfida per la prima volta, vi suggeriamo di effettuare più scatti utilizzando valori ISO diversi, perché il display della fotocamera vi restituirà immagini sempre meravigliose, ma solo a casa poi da PC  vi renderete conto di quanto un valore troppo alto di ISO possa aver compromesso lo scatto. Va detto che usando un cavalletto ed un telecomando remoto, se si utilizzano tempi relativamente lunghi e diaframmi non eccessivamente chiusi, potremmo stimare che gli ISO possano quasi sempre essere impostati al valore minimo, (mediamene 100 ISO), in modo da evitare cosi il rumore digitale.
  • DIAFRAMMA – Poi bisogna decidere quale apertura del diaframma utilizzare. Come detto una buona apertura garantisce tempi più brevi e ISO più bassi ma restituisce una minore profondità di campo invece a volte necessaria. Bisogna quindi trovare i giusti equilibri che solo dopo diversi tentativi, quando sarete diventati padroni della tecnica e delle caratteristiche della vostra macchina riuscirete a trovare.
  • TEMPI – A questo punto non rimane che valutare i tempi da utilizzare per avere una corretta esposizione e come avrete modo di valutare personalmente, in molte circostanze non sarà agevole decidere quale questa debba essere, perché nella scena che si intende riprendere spesso ci troveremo di fronte a diverse fonti luminose artificiali che avranno ognuna la sua intensità e in più, tutta la rimanente scenografia sarà caratterizzata dal buio. La prima cosa da fare allora è quella di impostare la macchina sull’apposita funzione spot già analizzata nella seconda lezione (link lezione) e poi sempre con le metodologie riportate in essa, calcolare una buona esposizione ponderata. Se la composizione fosse scevra da presenza umana potremmo utilizzare le tecniche sopra descritte, in caso contrario, avremmo come risposta il cosiddetto effetto fantasmini. Se allungassimo ulteriormente i tempi però, le persone sparirebbero dalla composizione come per magia. Il sensore infatti non farebbe in tempo a registrarli. Se invece volessimo creare l’effetto seta su una massa d’acqua che scorre o creare l’effetto stellina sulle luci artificiali, dovremmo invece chiudere il diaframma a valori fra f16 e f22 e di conseguenza regolare gli altri.

 

Rimangono, ovviamente, sempre valide tutte le accortezze compositive e/o di post produzione analizzate nelle precedenti lezioni (linee, luci, disturbi e quant’altro).

Esercizio

L’esercizio che vi chiedo di fare in questa settimana è il seguente: Caricate nel gruppo Scuola  un’immagine scattata in notturna, indicando nel post i dati di scatto, se lo scatto è stato eseguito col treppiede o a mano libera e se è stata fatta della post produzione tendente ad eliminare o attenuare il rumore digitale e se sì con quale software.  Grazie.

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